domenica 4 febbraio 2018

NOPAQUIE --St Agatha and the Emperor

 

Narra la leggenda ... ma sarà leggenda davvero?😮 ...che tornando dalla guerra di Germania, l'imperatore FEDERICO II volle punire le città siciliane che si erano schierate contro di lui in sua assenza. Tra queste, anche Catania. L'intera città venne condannata a morte, donne e bambini inclusi. Prima della sentenza, però, l'imperatore acconsentì a che tutti potessero fare l'ultima comunione e così -il 5 FEBBRAIO 1232- venne celebrata una messa solenne in cattedrale. Ma quando Federico II aprì il proprio libro delle preghiere su ogni pagina apparve miracolosamente una sigla ...NOPAQUIE... ovvero "Noli Offendere Patriam Agathae Quia Ultrix Iniurarum Est" (NON OFFENDERE LA PATRIA DI AGATA, CHE LEI VENDICHERA' OGNI INGIUSTIZIA). Sconcertato dalla misteriosa apparizione, e anche dalla profezia, Federico II decise di risparmiare la città, ma i catanesi vennero condannati comunque a passare -uno per uno- sotto una stretta e bassa porticina (nella chiesa della Madonna delle Grazie) sfiorando col capo due spade appese a punta in giù all'architrave.



The legend says ... but is it really legend?  ... that as he came home from the German war,  in 1232, the Swabian Emperor FREDERICK 2 wanted to punish the Sicilian cities that had lined up against him during his absence. Among these, there was Catania as well. The whole city was condemned to death, including women and children. Before the sentence was executed, however, the Emperor consented that everyone could take the last communion and so -on 5th February 1232- a solemn mass was celebrated in the cathedral. But when Frederick opened his own prayer book on every page miraculously appeared an acronym ... NOPAQUIE ... latin words "Noli Offendere Patriam Agathae Quia Ultrix Iniurarum Est" (DO NOT OFFEND AGATHA'S PLACE, BECAUSE SHE WILL REVENGE EVERY INJUSTICE) . In a shock and confused by the mysterious apparition, and by the prophecy too, the Emperor decided to spare the city, but the people were condemned anyway. Every one had to walk through a narrow and low door (in the church of the Madonna delle Grazie) almost touching with the head two swords hanging downwards from the architrave.

martedì 23 gennaio 2018

PROVERBI SICILIANI 7--Cu di sceccu ni fa mulu



Proverbio molto amaro, come tanti in Sicilia, che però esprime una grande e assoluta verità. A chi non è mai capitato di far del bene, di aiutare una persona a crescere, a diventare qualcuno di importante, per poi ricevere tutt'altro che ringraziamenti. Anzi.. anche talvolta qualche sgarbo? Il tutto si riassume in questa piccola frase. CU DI SCECCU NI FA MULU, LU PRIMU CAUCI E' LU SO' (in alcune versioni come "lu primu cauci è do so' "). Significa che se aiuti l'asino a salire di livello e lo promuovi a mulo, quello invece di dirti grazie di dà il primo calcio. Come a dire, se aiuti una persona a migliorarsi quella ti ripaga in malo modo. Siete d'accordo? Forse è un po' troppo pessimistico e anti cristiano, ma mette un po' in guardia. E, come dice un altro detto, cu si vaddau si sabbau (chi è stato attento si è salvato).

A very bitter motto, like many others in the Sicilian tradition, this one expresses also a great truth. Have you ever experienced helping someone to improve, to become a better person ... and getting a kick instead of a "thank you" in return? This is the meaning of the sentence above: THE ONE WHO MAKES A MULE OF HIS OWN DONKEY WILL RECEIVE ITS FIRST KICK. Which means that if you help the people you might have rudeness in return. Quite pessimistic, yes, but wise enough because this is how things go so often. It helps you to beware, as another Sicilian saying warns: be careful and you'll be saved.

domenica 31 dicembre 2017

Marabecca --- The Witch of Wells


La vecchia o la "strega" dei pozzi non è una invenzione siciliana. Nasce a Benevento, in Campania, durante gli anni di transizione dalla cultura romana a quella cristiana. Infatti, la maggior parte dei beneventani si convertì presto al verbo di Cristo ma alcune famiglie rimasero fedeli all'antico culto della Dea Diana per cui di notte si riunivano intorno ai pozzi, per veder riflessa la luna tanto cara alla dea, e celebrare le "dianare". Janàra era quindi il nome di questi pagani da cui bisognava stare ben lontani e nel tempo questo termine passò a indicare una non meglio identificata creatura che viveva nei pozzi. Lo si usava per spaventare i bambini, così da impedirgli di cadere nelle cisterne dell'acqua e morire, e proprio per questo suo scopo importante la leggenda si diffuse in breve tempo in tutto il sud Italia, assumendo nomi e storie diverse a seconda delle regioni in cui si radicava.
In Sicilia, la strega dei pozzi che spaventa i bambini si chiama MARABECCA (scritto a volte con le consonanti raddoppiate "Marrabbecca"). E' stata una vera fatica trovare notizie su questo personaggio, dato che ce ne sono davvero pochissime in giro e purtroppo la tradizione si sta lentamente perdendo. Già trovare una spiegazione del nome è stato complesso e la teoria più convincente deriva dalla Bibbia. Dalla storia di Abramo che invia il proprio servo a cercare una moglie per il figlio Isacco e questi -giungendo assetato e stanco alle porte della città di Arran- viene soccorso da una giovane donna che stava prendendo l'acqua dal pozzo. La giovane donna si chiamava Rebecca (dall'ebraico Rivqah, "corda"). Dunque è Rebecca la donna del pozzo e "Mamma Rebecca" venne ribattezzata la strega che li abita, da cui appunto il nome deformato in Marabecca.
Generazioni di bambini sono cresciuti con il terrore di avvicinarsi ai pozzi per paura che ne saltasse fuori questa vecchia bruttissima, puzzolente, mezza donna e mezzo pesce, viscida e squamosa e soprattutto cattiva! Oggi che i pozzi sono quasi introvabili, e i bambini sono smaliziati, la leggenda della Marabecca si sta perdendo. Per fortuna ci pensa la letteratura horror a tenerla viva e a farla conoscere alle giovani generazioni. Ricordiamo tra i vari autori che l'hanno citata: Gesualdo Bufalino in "La luce e il lutto", Mario Grasso in "Cu t'alliscia voli u pilu?", Luigi Musolino in "Oscure Regioni" e l'ultimo lavoro, recentissimo e pienamente dedicato alla strega, quello del giornalista catanese Raffaele Musumeci col romanzo "Marabecca" (link qui) edizioni Carthago, Catania.


The old woman or the "witch" of the wells is not a Sicilian invention. It started in Benevento, near Naples, during the years of transition from the pagan Roman Empire to Christian culture. In fact, most of the Beneventans soon converted to the verb of Christ but some families remained faithful to the ancient worship of Goddess Diana and at night they often gathered around the wells, so to see the moon reflected in the water, and celebrate the " dianare ". Janàra was therefore the name of these pagans from whom you had to stay far away and over time this term indicated an unidentified creature who lived in the wells. It was used to scare children, so as to prevent them from falling into the water tanks and die, and for this very important purpose the legend spread quickly throughout the south of Italy, assuming different names and stories depending on the region in which it was rooted.
In Sicily, the witch of the wells who frightens children is called MARABECCA (sometimes written with the doubled consonants "Marrabbecca"). It has been a real effort to find news about this character, since there are very few around and unfortunately the tradition is slowly disappearing. It was hard enough to find an explanation of the name itself, and the most convincing theory comes from the Bible. From the story of Abraham who sends his servant to look for a wife for his son Isaac and the poor tired man - approaching the gates of the city of Arran - is rescued by a young woman who was taking water from the well. The young woman's name is Rebecca (from the Hebrew: Rivqah, "rope"). So it is Rebecca the woman of the well and "Mamma Rebecca" was renamed the witch who lives in there, then deformed into Marabecca.
Generations of children have grown up dreading to approach the wells for fear that this old, ugly, stinking, half-woman and half-fish, slimy and scaly, and above all EVIL creature came out! Today the wells are almost impossible to find, and the children are too smart to believe stories, so the legend of the Marabecca is getting lost. Luckily, horror literature takes good care of keeping it alive and making it known to younger generations. Among the various authors who have mentioned it: Gesualdo Bufalino in "The light and the grief", Mario Grasso in "Cu t'alliscia voli u pilu?", Luigi Musolino in "Oscure Regions" and the latest work, very recent and fully dedicated to the witch, that of the catanese journalist Raffaele Musumeci with the novel "Marabecca" (link here) editions Carthago, Catania.

venerdì 29 dicembre 2017

PROVERBI SICILIANI 6 Cu ppi figghi si sbrazza...



Questo detto di origine incerta, riflette come al solito l'enorme senso pratico del siciliano che dichiara che "chi fa troppo per i figli e per i nipoti dovrebbe essere picchiato" in quanto fa sacrifici che non verranno mai riconosciuti e apprezzati. Un detto molto amaro che in alcune versioni si trova con la parola "figghie" (figlie femmine) e ovviamente nipoti femmine, ritornando all'antica misoginia sicula nei confronti della donna. Salvo però, alla fine, fare esattamente l'opposto. Infatti il vero "maschio" siciliano è orgoglioso solo se riesce a dare sicurezza economica e beni materiali a figli e nipoti ... e non importa se questi poi gli morderanno la mano!

This old Sicilian saying of uncertain origin reflects, as usual, the enormous practical sense of the Sicilians who declare that "those who do too much for their children and grandchildren should be beaten" because they make sacrifices that will never be recognized and appreciated. A very bitter theory that in some versions is still found with the word "figghie" (daughters) and of course "niputi" is grand-daughters, returning to the ancient Sicilian attitude against women. Except, however, in the end, doing exactly the opposite. In fact, the true Sicilian "man" is proud only if he can give economic security and material goods to his children and grandchildren (male and female) ... and it does not matter if they will bite his hand!

venerdì 8 dicembre 2017

Ferdinandea, l'isola che non c'è -- Disappeared island


Nel mese di giugno 1831, una serie di scosse di terremoto fece spaventare gli abitanti delle coste meridionali della Sicilia. Uno sciame sismico che durò quasi un mese e poi si calmò, misterioso come era cominciato. Nella notte tra il 10 e l'11 luglio dello stesso anno, la nave "Gustavo" avvistò un piccolo ammasso di roccia in mezzo al mare, alto non più di 8 metri, che "gettava fumo, fiamme e lapilli". Pochi giorni dopo, il 16 luglio, l'ammasso di roccia era già diventato un'isola che continuava a eruttare lava. Il primo a recarsi a vedere il fenomeno fu il geologo tedesco Friedrich Hoffmann, di Berlino, che si trovava in Sicilia in vacanza. Subito dopo arrivarono studiosi inglesi, francesi e italiani (uno tra tutti, il professor Carlo Gemmellaro dell'Università di Catania per conto del governo Borbone).
Immediatamente iniziarono le dispute per studiare l'isola e per conquistarla. I britannici la chiamarono Graham e dichiararono di averne diritto in quanto tra i primi a studiarla; i francesi la ribattezzarono Iulia e anche i tedeschi ne rivendicavano il possesso. Ma la legge del tempo dava la sovranità solo a chi riuscisse a sbarcare fisicamente sulla terra, per cui Ferdinando II di Borbone inviò la nave "Etna" il cui capitano mise piede sugli scogli non toccati dalla lava e la ribattezzò, in onore del re, FERDINANDEA. Si stava ancora discutendo se questo sbarco fosse stato legittimo o meno, e quale governo dovesse far valere i propri diritti quando -il 7 novembre- l'isola cominciò a sparire tra le onde. Pochi giorni dopo ne rimanevano fuori solo alcuni scogli. Oggi si trova 6 metri sotto la superficie del mare, in calma.  L'acqua intorno all'Isola Ferdinandea cominciò a "bollire" pochi giorni prima del terremoto del Belice nel 1968 e si pensò che la terra stesse per riemergere ma ciò non avvenne. I siciliani, però, per evitare future lotte politiche mandarono una squadra di sub a porre una targa sulle rocce sommerse dell'isola, con la scritta: « Questo lembo di terra una volta isola Ferdinandea era e sarà sempre del popolo siciliano. »


In June 1831, a series of earthquake shocks frightened the inhabitants of the southern coasts of Sicily. A seismic stress that lasted almost a month and then calmed down, as mysterious as it had begun. On the night between 10 and 11 July of the same year, the ship "Gustavo" sighted a small rocky mass in the middle of the sea, no more than 8 meters high, which "threw smoke, flames and stones in the air". A few days later, on July 16, the rocky mass had already become an island that continued to erupt lava. The first to go and see the phenomenon was the German geologist Friedrich Hoffmann, from Berlin, who was in Sicily on holiday. Immediately afterwards, English, French and Italian scientists arrived (one among them was Professor Carlo Gemmellaro of the University of Catania, on behalf of the local Bourbon government).
Immediately the disputes began, about who should study the island and conquer it. The British called it Graham Island and declared that it belonged to Britain; the French renamed it Iulia and even the Germans claimed possession of it. But the law of the time gave sovereignty only to those who managed to physically land on the island, so king Ferdinand II of Bourbon sent the ship "Etna" whose captain put his foot on the rocks not touched by the lava and renamed it, in honor of the king, FERDINANDEA. It was still being discussed whether this landing was legitimate or not, and which government should assert its rights when -on  November 7- the island began to disappear into the waves. A few days later only a few rocks remained visible. Today it lies 6 meters below the surface of the Mediterranean sea, in quiet peace! The water around  Ferdinandea Island began to "boil" a few days before the Belice earthquake in 1968 and it was thought that the island was about to re-emerge but it did not happen. The Sicilians, however, in order to avoid future political struggles sent a team of divers to put a marble plaque on the submerged rocks, with the inscription: «This strip of land -once called Insula Ferdinandea- did and always will belong to the Sicilian people. »

lunedì 20 novembre 2017

Eolie, isole di vento-- Isles of wind


Le isole che secondo la leggenda greca furono fondate dal dio dei venti (Eolo) in persona e al quale debbono il nome che le accompagna fino ad oggi, sono in realtà delle cime emerse di vulcani antichi e moderni molto alti, la cui massa affonda nel mare Tirreno. Il vulcano più antico, dunque l'isola più antica geologicamente, è Panarea, il cui enorme cratere crollò in parte lasciando emersa solo l'isoletta che oggi vediamo (e forse da questo il suo nome  Panariòn, "distrutta"), mentre la più giovane è Stromboli, col suo vivacissimo vulcano sempre attivo.
Le prime tracce umane (sull'isola di Lipari) risalgono al Paleolitico Superiore il che rende queste isole "giovani" anche per la presenza dell'uomo. Quali popoli abbiano vissuto qui non è ben chiaro, tracce di una misteriosa lavorazione della ceramica -diversa da qualsiasi altra presente in Sicilia e in Italia- furono trovate su Lipari nel XII secolo avanti Cristo, da cui la leggenda del Re Liparo venuto da chissà dove... che avrebbe dato il nome a questa isola. Dopo la scoperta dei molti usi della lava ossidiana e della pomice, qui presenti in grandi quantità, le isole furono contese da quasi tutti i dominatori passati in Sicilia, dai Romani agli Arabi fino agli Spagnoli nel secolo XVI. Commercio di minerali e pesca sono dunque stati il motore della vita delle isole per secoli ... il boom del turismo arriva solo a metà del XX secolo. 
Le Eolie sono in tutto sette: Lipari, Vulcano, Salina, Panarea, Stromboli, Alicudi e Filicudi. Ma i comuni in cui ricadono le isole sono solo quattro e di questi ben tre si trovano sull'isola di Salina (Leni, Malfa, Santa Marina di Salina) mentre Lipari si trova sull'isola omonima. Ricadono tutti in provincia di Messina. 
L'isola più moderna e mondana è certamente la più grande, LIPARI, dove tra i monumenti principali si contano il Castello, la cattedrale di San Bartolomeo e il museo archeologico; quasi attaccata a Lipari sorge VULCANO, famosa per i fanghi di zolfo e per quell'odore di "uova marce" che si sente ovunque, ma anche per le bellissime spiagge nere;  la più verde e quella con i monti più alti è l'isola di SALINA, isola "del sale" ricca di boschi e di strade, con il bellissimo Monte delle Felci che è anche riserva naturale; l'isola di PANAREA è originale perché le sue case non sono contrassegnate da numeri civici ma da... poesie! La più spettacolare è certamente STROMBOLI (dal greco Strongyle, "trottola tonda"), col suo vulcano che esplode continuamente fontane di lava. Scalarlo è faticoso, ma vale la pena perché si arriva proprio sul cratere e si assiste -se si è fortunati- ai massi incandescenti che ruzzolano a mare lungo Sciara del Fuoco. Le piccole sono FILICUDI (sede del museo archeologico che conserva 4 relitti di navi d'epoca romana) il cui nome deriva dal greco "isola della palma" e ALICUDI, il cui nome significa "isola dell'erica", dove sono di fatto nate le tipiche "case eoliane" una risorsa unica per riuscire a vivere senza acqua potabile e senza fiumi: le case infatti  hanno il tetto piano leggermente incurvato verso il centro così che l'acqua piovana venga convogliata in grandi cisterne poste al di sotto, di solito in terracotta e sempre fresche. 


The islands that according to Greek legends were founded by the god of winds (Aeolus) in person and from whom they take the name, are in fact the summits of ancient and modern volcanoes, whose mass sinks in Tyrrhenian Sea. The oldest volcano, that is the oldest geological island, is Panarea, whose huge crater collapsed in part, leaving only the island that we see today (this is the reason of its name Panariòn, "destroyed"), and the  youngest is Stromboli, with its lively volcano always active.
The first human traces (on the island of Lipari) date back to the Upper Paleolithic which makes these islands "young" also for the presence of man. What peoples have lived here is not clear, traces of a mysterious ceramic work - different from any other in Sicily and Italy - were found on Lipari in the 12th century BC, from which the legend of King Liparo who came from who-knows-where ... that would give the name to this island. After discovering the many uses of the obsidian and pumice lava, present in large quantities, the islands were conquered by almost all the dominators passed in Sicily, from the Romans to the Arabs to the Spaniards in the 16th century. Mineral trade and fishing have therefore been the engine of their life for centuries ... the tourism boom only started in the mid-20th century.
The Aeolian Islands are seven: Lipari, Vulcano, Salina, Panarea, Stromboli, Alicudi and Filicudi. But the municipalities where the islands fall are only four and three of them are on the island of Salina (Leni, Malfa, Santa Marina di Salina) while Lipari is on the homonymous island. They all belong to the province of Messina.
The most modern and large island is certainly LIPARI, where among the main monuments are the Castle, St. Bartholomew's Cathedral and the archaeological museum; almost attached to Lipari stands Vulcano, famous for its sulfur mud and for that smell of "burned eggs" that is everywhere, but also for the beautiful black sand beaches; the greenest with the highest mountain is the island of SALINA, "island of salt", rich in woods and roads, with the beautiful Mount of Ferns, which is also a natural reserve; the island of PANAREA is original because its houses are not marked by civic numbers but by ... poems! The most spectacular is certainly STROMBOLI (from Greek Strongyle, "round"), with its volcano that explodes continuous lava fountains. Climbing it is tiring, but it's worth it because you get right on the crater and you see - if you are lucky -  the glowing boulders that roll down to the sea along Sciara del Fuoco. The small ones are FILICUDI (seat of the archaeological museum that retains 4 wrecks of ancient Roman ships) whose name derives from the Greek "palm island" and ALICUDI, whose name means "island of heather" where they are actually born the typical "Eolian houses" , a unique resource if you must live without drinking water and without rivers: the houses, in fact, have the flat roof slightly curved towards the center so that rainwater is conveyed into large tanks below, usually made of terracotta and always cool inside.

sabato 11 novembre 2017

PROVERBI SICILIANI 5 Quattru cosi


"Di quattro cose non devi mai fidarti: sereno d'inverno, pioggia d'estate, pianto di donna e beneficenza di frate" --- uno dei proverbi più cinici che abbiamo in Sicilia, ma che sintetizza in modo magistrale la classica diffidenza della nostra gente. I siciliani solo in apparenza sono ospitali e aperti. O meglio, è vero che accolgono l'ospite con rispetto e simpatia, ma nel frattempo se lo studiano per bene. Sempre! E sospettano sempre che l'inganno sia dietro l'angolo ... come un cielo sereno d'inverno che poi ti inganna con un temporale improvviso, come una donna che piange per ottenere quel che vuole, come un prete che ti fa la beneficenza e magari poi vuole qualcosa in cambio...


"Four things you must never trust: serene in winter, summer rain, a woman's cry and charity of friars" --- one of the most cynical proverbs we have in Sicily, but summarizes magically the classic mistrust of our people.  Sicilians seemingly are hospitable and open to other people .... they do welcome the guest with respect and sympathy, but in the meantime they will study him carefully. All the time! And they always suspect that deception is around the corner ... like a clear winter sky that then tricks you with a sudden storm, like a woman crying to get what she wants, like a priest who makes  charity and maybe he wants something in return ...