mercoledì 23 maggio 2018

Cippi e focu di pagghia---Wood and straw fire


Il nostro proverbio siciliano di oggi è: "ci vonu ccippi di centu cantàra, ca focu di pagghia picca dura". Ovvero: occorrono ceppi molto grossi, perché il fuoco fatto con la paglia si spegne presto. Il detto indica l'inutilità dei facili entusiasmi e delle passioni improvvise, a confronto di un risultato ottenuto con pazienza e lavoro nel tempo. Il "cantàro" in Sicilia e nella Napoli medievale era una unità di misura che corrispondeva a 100 rotoli, ovvero 90 kg di oggi. Dunque indicava qualcosa di molto pesante, a far capire in questo caso la dimensione dei ceppi per fare un buon fuoco. Una curiosità: in Sicilia, il cantàro indica anche il vaso da notte, che all'epoca era una brocca alta 30 cm, per cui potrebbe indicare anche -vista in tal senso- lo spessore dei tronchi in questione.

Our Sicilian motto of today is: "ci vonu ccippi di centu cantàra, ca focu di pagghia picca dura". That is: you need very large logs, because the fire made with straw soon ends. The proverb indicates the uselessness of easy enthusiasm and sudden passions, compared to a result obtained with patience and long work over time. The "cantàro" in Sicily and in the medieval Kingdom of Naples was a unit of measure that corresponded to 100 rolls, or 90 kg of today. So in this case it means something very heavy, to make it clear the size of the logs to make a good fire. A funny curiosity: in Sicily, the cantàro also indicates the chamber pot (bed pan), which at the time was a jug 30 cm high, so it could also indicate - in this sense - the thickness of the trunks in question.

mercoledì 9 maggio 2018

Peppino & Giuseppe forever



OGGI RICORRONO 40 ANNI DALLA MORTE DI PEPPINO IMPASTATONoi però vogliamo ricordarlo con il viso e le parole di un altro ragazzo, andato via troppo presto e troppo presto dimenticato: GIUSEPPE GATI'

Come Peppino, anche Giuseppe aveva scelto di rimanere in Sicilia, di lavorare (aiutava il padre contadino), studiare e far politica in nome del cambiamento. Non ne ha avuto il tempo, perché è morto a 24 anni (nel 2009) fulminato da una scarica elettrica mentre controllava un impianto malfunzionante in un ovile. Poco prima di morire aveva contestato Vittorio Sgarbi, allora sindaco di Salemi, per le sue dure parole contro un giudice antimafia, accusandolo tra l'altro di fare più gli interessi delle sue pubblicazioni editoriali che non di Salemi e della Sicilia in generale. 
Nel suo diario, oltre alle bellissime frasi della foto in basso, fu trovata anche questa "LETTERA A PEPPINO" che copio di seguito:

<<Caro Peppino, Sono passati ormai 30 anni dalla tua morte, dal giorni in cui salutasti la tua Sicilia. Quanto la amavi questa terra eh? La amavi cosi’ tanto da sacrificare la tua vita cercando di poterla cambiare
Quante lotte, e quante volte coi denti stretti e I pugni in tasca ti sei “arraggiato” contro lo schifo che ti circondava.
Non so se da qualche parte hai visto quello che hai lasciato, quanto altro sangue è scorso dopo il tuo, quante mogli rimaste vedove, e quanti bambini diventati orfani.
La Mafia ha continuato a mietere altre vite dopo la tua, anche se adesso si è “ammodernata” anche lei. I mafiosi non vanno piu’ in giro con la coppola e I baffetti, ma indossano giacche a doppiopetto e qualche volta occupano addirittura ruoli istituzionali, oppure fanno eleggere amici e galoppini . Ah scusami! Con la fretta ho dimenticato di presentarmi, anche io come te mi chiamo Giuseppe, e con un gruppo di amici ci siamo “amminchiati” come te, a voler fare qualcosa per vedere le cose girare nel verso giusto.
Siamo stanchi di vivere, anzi di sopravvivere tra compromessi, favoritismi, raccomandazioni e “buone parole”. Certo potresti dire che anche tu sei stanco, ma di sentire sempre le stesse cose da giovani ventenni, che credono di poter cambiare il mondo, ma che alla fine si adegueranno a questa societa’. Oggi come allora, chi alza un po di piu’ la testa, viene etichettato come comunista, anarco insurrezionalista, no global, appartenente ad un non ben definito centro sociale o meglio ancora terrorista.>>

The new idea of Sicily and Sicilians, the people who rebel against the mafia and the traditional behaviour of violence and killings started in 1978, 40 years ago, when a young Palermitan DJ was killed. His name was Peppino Impastato, son and nephew of mafia men, he reacted and rejected that kind of life and from his radio studios he invited young people to rebellion. He was killed by his uncle's men on May 9th. Another young man, in 2009, was Giuseppe Gatì. A student and a farmer from Agrigento, he decided not to emigrate, because he wanted to keep walking on Peppino Impastato's way and change Sicily from inside. He used to say "Sicily is my homeland and I defend it. What about you?". Giuseppe died accidentally, at 24, while fixing the electric system of a farm's barn. They can be both remembered today, side by side, same idea, same love for Sicily.

martedì 8 maggio 2018

Etna Photo Meeting & Sicilia Muse


Dal 1 al 10 giugno 2018, quindi tra meno di un mese, si svolgerà uno degli eventi fotografici più belli e importanti di Sicilia: l'ETNA PHOTO MEETING organizzato dal Gruppo Fotografico Le Gru di Valverde (Catania). Giunto alla XXIV edizione, l'evento celebra non solo l'abilità dei fotografi siciliani e la bellezza del nostro paesaggio ma anche la grandezza dei nomi che hanno fatto la storia della fotografia. Ospiti importanti del passato sono stati Peppino Leone, Francesco Cito, Joe Oppedisano, Colombo, Ruiu ed altri. Quest'anno, l'onore sarà quello di avere come ospite Ferdinando Scianna, siciliano "prestato" a Milano, scoperto da Leonardo Sciascia (foto in basso) che ha contribuito a portarlo al successo. 

Il nostro blog seguirà molto da vicino l'evento, che vedrà insieme a Scianna anche il lavoro di tanti bravi fotografi e artisti siciliani uniti nell'obiettivo (è il caso di dirlo!) di portare un messaggio importante, ovvero quello del connubio tra immagini e parole, tra fotografia e libri. Per chi volesse vedere l'Etna Photo Meeting dal vivo, ricordiamo ...e lo faremo anche in seguito... che avrà luogo a Palazzo Cutore, piazza principale di Aci Bonaccorsi (Catania). Serata inaugurale, 1 giugno ore 20:00.

From 1 to 10 June 2018, in less than a month so, one of the most beautiful and important photographic events in Sicily will take place: the ETNA PHOTO MEETING organized by the Gruppo Le Gru from Valverde (Catania). Now in its 24th edition, the event celebrates not only the skills of Sicilian photographers and the beauty of our landscapes, but also the greatness of the names that have made the history of photography in Italy. Important guests of the past were Peppino Leone, Giorgio Rigon, Francesco Cito, Joe Oppedisano, Colombo, Ruiu and others. This year, our honor will be to have as guest Ferdinando Scianna, a Sicilian artist "lent" to Milan, discovered by writer Leonardo Sciascia who helped to bring him to success. Our blog will follow very closely the event, which will include - together with Scianna's-  the work of many good Sicilian photographers and artists united in the goal to give an important message, that is the combination of images and words, photography and books. For those wishing to see the Etna Photo Meeting live, remember ... and we will do it later too ... it will take place at Palazzo Cutore, in the main square of Aci Bonaccorsi (Catania). Opening evening, June 1 at 8:00 pm.

giovedì 19 aprile 2018

Antonello da Messina


Il più grande artista siciliano, il nostro genio della pittura, nacque a Messina nel 1430 col nome di Antonio Di Giovanni (o Di Giovannantonio) e già a quindici anni era al lavoro presso diverse botteghe artistiche, prima nella sua città, poi a Palermo e per un certo periodo anche ad Alcamo, vicino Trapani. A vent'anni si trasferisce a Napoli presso la bottega del pittore Colantonio e qui conosce e ammira le prime opere fiamminghe provenienti da artisti olandesi. Il loro stile conquista il giovane siciliano al punto che cerca di imitarli, soprattutto dipingendo scene della passione e morte di Cristo. Nel 1457 è già sposato e padre di un figlio, ed è divenuto "maestro", quindi può aprire una bottega di pittura propria ed eseguire lavori a pagamento. Conosciuto col nome di Antonello da Messina, lavora prima in Calabria, poi torna nella sua Messina, dove rimane a lungo eseguendo opere per diverse chiese e famiglie lungo tutta la fascia tirrenica della Sicilia. Dopo i quarant'anni lo troviamo spesso in viaggio tra Roma, Firenze e soprattutto Venezia dove incrociò il proprio sapere artistico con quello del grande Giovanni Bellini e ne tornò ancora una volta trasformato. Rientrato in Sicilia, gli ultimi anni furono febbrili e ricchi di lavori bellissimi, come la ANNUNZIATA DI PALERMO (foto in alto) datata 1476. Purtroppo questo grande artista, che ha preceduto i tempi e portato la modernità in un'isola lontana da tutto, che altrimenti mai avrebbe conosciuto certi colori e certe pose ... morì non ancora cinquantenne, nel 1479. Divise soldi, beni e proprietà tra i parenti e si fece seppellire vestito con un semplice saio francescano, umilissimo nella sua grandezza. Sono sue opere come: LA CROCIFISSIONE DI SIBIU, RITRATTO DI IGNOTO MARINAIO, SAN SEBASTIANO, SALVADOR MUNDI,  SAN GIROLAMO NELLO STUDIO, RITRATTO DI UOMO, ECCE HOMO, soltanto per citare quelli più conosciuti e ammirati. 
Nel 2015 la scrittrice Silvana La Spina ha pubblicato un romanzo "L'uomo che veniva da Messina" in cui incrocia la storia del grande pittore con una serie di leggende legate alla sua vita sentimentale e ai suoi viaggi che lo rendono molto più umano e vicino a chi legge. Certamente Antonello non fu capito, al suo tempo, ma ha seminato il futuro non solo in Sicilia ... in tutta Italia.

The greatest Sicilian artist, our genius of painting, was born in Messina in 1430 with the name of Antonio Di Giovanni (or Di Giovannantonio) and at fifteen he was already at work in various art shops, first in his hometown, then in Palermo and for a certain period also in Alcamo, near Trapani. At the age of twenty he moved to Naples in the workshop of the painter Colantonio and here he met and admired the first Flemish works by Dutch artists. Their style charmed the young Sicilian to the point that he tried to imitate them, above all by painting scenes of the passion and death of Christ. In 1457 he was already married and father of a son, and had become a "master", so he could open a workshop of his own and paint paid works. Known as Antonello, he worked first in Calabria, then returned to his Messina, where he remained for a long time painting in various churches and rich homes throughout the Tyrrhenian coast of Sicily. In his 40s we often find him traveling between Rome, Florence and above all Venice where he crossed his artistic knowledge with that of the great Giovanni Bellini and he once again transformed his style. Returning to Sicily, the last few years were very active and full of beautiful works, such as the ANNOUNCIATION OF PALERMO (photo above) dated 1476. Unfortunately, this great artist ... who preceded the times and brought modernity to an island far from everything in the world and that otherwise would never have known certain colors and  poses ... he died not yet fifty years old, in 1479. He divided money, property and goods among the relatives and had himself buried dressed in a simple Franciscan habit, very humble in his greatness. Among his best art works: THE CRUCIFIXION OF SIBIU, PORTRAIT OF UNKNOWN SAILOR, ST SEBASTIAN, SALVADOR MUNDI, ST JEROME IN THE STUDIO, PORTRAIT OF MAN, ECCE HOMO, just to mention the most admired ones.
Writer Silvana La Spina published in 2015 the novel "The man from Messina", crossing Antonello's real life with tales and legends about his love affairs and his journeys. Sure this makes the artist -who was not understood by his contemporaries, back in the 15th century- more human and real, and closer to us. 

martedì 3 aprile 2018

Lu Signuri di li Fasci--Christ of the bands

                   photos Grazia M per Sicilia Muse Culture


In Sicilia ci sono centinaia di tradizioni diverse per celebrare la Settimana di Pasqua e in particolare il Venerdì Santo. Una tra le più spettacolari è quella che si svolge nel piccolo comune di Pietraperzia (Enna), il cui nome deriva da pietra percia, ovvero bucata, per via delle tante grotte e cave che sorgono nei dintorni. Paese di agricoltori e di emigranti, Pietraperzia si affida ogni anno alla preghiera in questo giorno triste e lo fa con la processione di U SIGNURI DI LI FASCI, il Cristo delle Fasce, organizzata dalla Confraternita della Madonna del Soccorso (o Agonizzanti).
Nel pomeriggio del Venerdì Santo, davanti la piccola chiesa del Carmine, viene distesa una lunga asta con in cima un crocifisso. Ogni fedele che deve mantenere un voto va a legare una lunghissima fascia di lino bianco ai piedi della croce in modo tale che quando,a fine cerimonia, l'asta verrà innalzata le centinaia di fasce penderanno come una enorme tenda tutto intorno alla croce. Ogni fedele deve tenere ben salda la propria fascia, non solo per mantenere il voto ma anche per "tenere in equilibrio" la croce che altrimenti rischia di crollare sulla folla intorno. Oggi la manovra è più facilitata ma in passato era davvero molto rischioso e ciò dimostrava la grande fede della gente del posto. Ognuno doveva dosare le forze per trattenere o lasciar andare la croce e questo avveniva grazie alla direzione dei confrati responsabili della processione al grido "attrantàmu li fasci" oppure "allintamu li fasci". Tutti i devoti devono sfilare in silenzio, soltanto al suono di due colpi di martello di tanto in tanto grideranno "Pietà e Misericordia, Signuri!". Il ruolo dei devoti che reggono le fasce diventa più importante e rischioso nel momento in cui la croce si alza (arriva al livello del secondo piano dei palazzi) e quando si abbassa in mezzo alla folla, a fine serata, perché qui occorre davvero bilanciare al massimo le forze che tirano e quelle che mollano. Il rito del Signuri di li Fasci esiste dal XIV secolo, anche se nessuno sa dare spiegazione della sua origine. Le fasce sicuramente stanno a indicare due cose: da un lato, il "legame" del cristiano a Gesù, che con la sua morte lo ha salvato; dall'altro, le benedizioni che il Cristo emana sulla sua gente, e che le fasce simboleggiano come tanti raggi. Tante anche le suggestioni legate alla festa .... dai cittadini emigrati in nord Italia, o addirittura in America, che telefonano all'ora esatta della processione per "ascoltare al telefono il silenzio e il rumore dei piedi interrotto solo dalle lamentazioni", fino alla leggenda secondo la quale sotto le fasce camminano, insieme ai vivi, i fantasmi dei confratelli defunti.

                                


In Sicily there are hundreds of different traditions to celebrate Easter's Holy Week and in particular Good Friday. One of the most spectacular is the one that takes place in the small town of Pietraperzia (Enna), whose name derives from petra percia, that is "pierced stone", because of the many caves and quarries  in the surroundings. A town of farmers and migrants, Pietraperzia relies every year on prayer on this sad day and does so with the procession of U SIGNURI DI LI FASCI, Christ of the Bands, organized by the Confraternity of the Madonna del Soccorso (or The Agonizers).
In the afternoon of Good Friday, in front of the small church of the Carmel, a long pole is stretched along the square with a crucifix at the top. Every devotee who has to keep his/her own vote for a received grace goes to tie a very long white linen band at the foot of the cross so that when, at the end of the ceremony, the pole will be raised the hundreds bands will hang like a huge tent all around it. Every person must firmly keep a band, not only to keep the religious vote but also to "keep the pole in balance",  otherwise it could collapse on the crowd around. Today the maneuver is easier but in the past it was really really risky and this showed the great faith of the locals. Everyone must measure their strength in holding back or letting the cross go, and this happens thanks to the direction of the confreres responsible for the procession who cry "attrantàmu li fasci" or "allintamu li fasci". All the devotees must walk in silence, only at the sound of two hammer blows -from time to time during the parade-  they will cry "Pietà e Misericordia, Signuri!" (Have mercy of me, My Lord!). The role of the devotees who hold the bands becomes more important and risky when the cross rises (it reaches the level of the second floor of the buildings) and when it lowers among the crowd, at the end of the evening, because here they really need to balance the forces in pulling and giving up. The rite of the Signuri di li Fasci has existed since the 14th century, although no one can give an explanation of its origin. The bands certainly indicate two things: on the one hand, the "bond" of the Christian to Jesus, who saved him with his death; on the other, the blessings that Christ gives off on his people, and that the bands symbolize as many rays. There are also many suggestions related to the ceremony ....  Pietraperzia's migrants who live in northern Italy, or even in America, who call on the phone at the exact time of the procession so to "listen to the silence and the sound of the feet interrupted only by the complainings chants", or  the legend according to which the ghosts of the deceased confreres walk under the bands, together with the living!

lunedì 12 marzo 2018

PROVERBI SICILIANI 8---Cchiu longa a pinsata...



Questo colorito detto siciliano spiega molto bene l'importanza dell'agire nei tempi giusti e nei momenti adatti, senza perdere tempo né precipitarsi. Se pensi troppo al da farsi (cchiu longa a pinsata) va a finire che combini un disastro o che non combini niente di buono (cchiu rossa a minchiata). Torna il termine che ormai è in uso in tutta Italia, ma che nasce proprio sulla nostra isola ... "minchiata" (in italiano sarebbe letteralmente "cazzata") ... derivato dalla parola "minchia" che però nella lingua locale non indica solo una parte anatomica particolare del corpo maschile, ma anche una lunga serie di espressioni linguistiche che trasmettono stupore, rabbia, paura o perfino rispetto!


This funny Sicilian saying explains very well the importance of acting at the right time and day, that is without wasting your time nor accelerating. If you think too much about the things to do (cchiu longa a pinsata) you shall make a mess (cchiu rossa a minchiata).  Here you find again the word typical of our island, "minchiata" (translated, it means  "bullshit"), which derives from the word "minchia" indicating not only a specific part of the body (imagine which one!) but also a way to express rage, surprise, fear or even deep respect!

domenica 25 febbraio 2018

Salsiccia "nto canali" -- The hot tile-cooked sausage



E' un piatto molto amato in Sicilia, sicuramente nella parte orientale dell'isola ma in generale ovunque. Cibo "dei poveri" cucinato in maniera povera e arrangiata alla meglio, per chi non aveva soldi né tempo di organizzare un vero barbecue. Oggi è una prelibatezza che affascina i turisti e inorgoglisce i locali. E scusate la rima ma non potete rinunciare alla SALSICCIA NTO CANALI! 
Per cucinarla vi servono almeno 4 tegole di terracotta, di quelle antiche, ovvero allungate e concave. Due verranno messe direttamente sul fuoco, con la parte concava verso l'alto, e poi si attenderà che la terracotta si surriscaldi. A quel punto, vi si posa sopra la salsiccia che verrà cotta da entrambi i lati e poi, per un tocco di classe, dopo l'aggiunta di patate a pezzi e di rosmarino, verrà coperta con le altre due tegole così da formare un effetto forno finale. Il risultato è una squisitezza incredibile, carne croccante, saporita, cotta in ogni sua parte e senza eccessive bruciature. E se vi viene il minimo dubbio sull'igiene ... provate per una volta a immergervi nell'atmosfera di una Sicilia antica e contadina dove "u focu abbrucia tuttucosi", il fuoco brucia tutto, anche gli eventuali germi e batteri!


It is a very popular dish in Sicily, certainly in the eastern part of the island but in general everywhere. Food of the "poor" cooked in a simple and arranged-at-best way, for those who had no money nor time to organize a real barbecue. Today it is a delicacy that fascinates tourists and makes locals proud. It is our sausages in the tile, the SALSICCIA  NTO CANALI!
To cook it, you need at least 4 terracotta tiles, the old ones, that is elongated and concave. Two will be placed directly on the fire, with the concave part upwards, and then you shall  wait for the terracotta to overheat. At that point, you put the sausages on them and it will be cooked on both sides. Then again, for a touch of class, after adding pieces of potato and rosemary, you shall cover it all with the other two tiles so as to form a final oven-effect! The result is an incredible delicacy, crispy, tasty meat, cooked in all its parts and without excessive burns. And if there is the slightest doubt about hygiene of the tiles ... well, just try for once to immerse yourself in the atmosphere of an ancient and rural Sicily where "u focu abbrucia tuttucosi", the fire burns everything, even any germs and bacteria!